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Scuola

Regolamento ISTAT benefici assistenziali 2018 (versione corretta)

Cgil scuola - Gio, 19/12/2019 - 20:07
Regolamento ISTAT benefici assistenziali 2018 (versione corretta)

Pensioni d’oro sindacalisti, Cominardi (M5S): presto nuovo emendamento

OrizzonteScuola.it - Sab, 16/02/2019 - 20:01

Lo chiarisce il sottosegretario al Lavoro, Claudio Cominardi. “L’emendamento sarà riformulato e ripresentato. Resta intatta la volontà di intervenire su un privilegio non tollerabile”

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La ripresa del liceo classico contro la deriva dell’odio. Lettera

OrizzonteScuola.it - Sab, 16/02/2019 - 19:05

I media, ma anche gli esperti e gli addetti ai lavori del mondo della scuola italiana, hanno giustamente sottolineato la sia pur minima inversione di tendenza che il liceo classico sembra aver registrato (6,8% contro il 6,7% dello scorso anno). Negli anni passati, infatti, si era verificata una sorta di smottamento, un’emorragia d’iscritti che sembrava far presagire l’imminente fine di una formazione culturale (quella basata sullo studio delle lingue e delle letterature greca e latina) che, dall’Unità d’Italia in poi, aveva avuto il compito di preparare le “future classi dirigenti” del Paese.

Molti, di fronte a questo inopinato declino, avevano discettato sull’irreversibile ascesa di una formazione squisitamente tecnica, nella quale il saper fare e l’abilità nell’uso delle moderne TIC (tecnologie dell’informazione e della comunicazione), finalizzate ad un rapido inserimento professionale in una società caratterizzata da tumultuosi e rapidi cambiamenti a livello economico, avrebbero ridotto ad un ruolo del tutto marginale la conoscenza disinteressata e critica della realtà, così come il gusto e la pura fruizione della bellezza artistica.

Contemporaneamente, nelle pieghe e negli interstizi più profondi e meno appariscenti della società italiana, si affermavano atteggiamenti e comportamenti e opinioni che prendevano di mira valori etico-sociali apparentemente indiscutibili e largamente condivisi: la solidarietà, l’accoglienza, il dialogo, la civile discussione, financo la buona educazione. Valori che, improvvisamente e da circa un decennio, sono diventati bersagli di lazzi e sberleffi, omogeneizzati e unificati in una sola “terribile” e vituperata parola: BUONISMO, oggetto preferito di innumerevoli velenosi “post” e raduni, nei quali è diventato molto trendy (lo è tuttora, ahimè) l’uso ripetitivo del termine “vaffa” (qualcuno, su questo termine, ci ha fondato perfino un fortunato movimento politico).

Considerato, quindi, simile contesto storico e sociale, sembrava non essere rimasto alcun margine per la sopravvivenza di una cultura che racchiude in sé gli aspetti essenziali, più elevati, più raffinati e “fondanti” della nostra civiltà occidentale.
Che senso avrebbe, infatti, nell’attuale situazione sociale e culturale del Paese, molto simile ad un Bellum omnium contra omnes, continuare a mantenere in vita, testardamente, un tipo di percorso scolastico che, per quanto concerne in generale il liceo, intende fornire “allo studente gli strumenti culturali e metodologici per una comprensione approfondita della realtà, affinché egli si ponga, con atteggiamento razionale, creativo e critico, di fronte alle situazioni, ai fenomeni, e ai problemi, ed acquisisca conoscenze, abilità e competenze sia adeguate al proseguimento degli studi di ordine superiore, all’inserimento nella vita sociale e nel mondo del lavoro, sia coerenti con le capacità e le scelte personali”? (Cit. dal PECuP dei licei, D.P.R. 89/2010).

Che senso avrebbe, inoltre e a maggior ragione (per scendere più nel dettaglio, con esplicito riferimento alle finalità educative tipiche del liceo classico), difendere con accanimento terapeutico una scuola che pone, come peculiare e proprio obiettivo, lo “studio della civiltà classica e della cultura umanistica. Favorisce una formazione letteraria, storica e filosofica idonea a comprenderne il ruolo nello sviluppo della civiltà e della tradizione occidentali e nel mondo contemporaneo sotto un profilo simbolico, antropologico e di confronto di valori. Favorisce l’acquisizione dei metodi propri degli studi classici e umanistici, all’interno di un quadro culturale che, riservando attenzione anche alle scienze matematiche, fisiche e naturali, consente di cogliere le intersezioni tra i saperi e di elaborare una visione critica della realtà. Guida lo studente ad approfondire e a sviluppare le conoscenze e le abilità e a maturare le competenze a ciò necessarie”? (Cit. dal PECuP del liceo classico, D.P.R. 89/2010).

Che senso avrebbe, infine, affermare (come ancora si ostinano molti inguaribili nostalgici) che la formazione offerta dai licei e, in particolare, dall’indirizzo classico, rappresenta il percorso più indicato e più efficace per sviluppare quelle “Otto competenze chiave” che, enunciate a suo tempo (2006) dalle Istituzioni Europee, Parlamento e Consiglio dell’UE, sono state alcuni mesi fa (maggio 2018) aggiornate nell’elenco che segue: “1) competenza alfabetica funzionale; 2) competenza multi linguistica; 3) competenza matematica e competenza in scienze, tecnologie e ingegneria; 4) competenza digitale; 5) competenza personale, sociale e capacità di imparare a imparare; 6) competenza in materia di cittadinanza; 6) competenza imprenditoriale; 8) competenza in materia di consapevolezza ed espressione culturali”? Oltretutto – aggiungiamo – in una prospettiva internazionale che registra la crisi degli ideali europeistici e il diffondersi, in tutti i Paesi dell’Unione, di ideologie e movimenti sovranisti e nazionalisti?
Nonostante queste ragionevoli domande, i dati dei quali si parlava all’inizio di queste riflessioni sembrano smentire le previsioni più pessimistiche. Le scelte compiute dai giovani studenti, e dalle loro famiglie, sembrano esprimere una rinnovata fiducia in una cultura che, molto probabilmente, un’ancora notevole maggioranza di nostri concittadini considerano quale il migliore baluardo contro la deriva e il dilagare dell’odio, della paura, della disumanizzazione.

Francesco Sirleto (docente di storia e di filosofia nel liceo classico e delle scienze umane Benedetto da Norcia di Roma)

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Specializzazione sostegno, quali Università organizzano i corsi 2018/9

OrizzonteScuola.it - Sab, 16/02/2019 - 18:00

Il Ministero ha diramato il decreto dell’8 febbraio 2019 in cui i requisiti di accesso sono stati aggiornati secondo le indicazioni provenienti dalla Legge di Bilancio 2019.

Scuola di infanzia e primaria

  • laurea in Scienze della formazione primaria o
  • diploma magistrale, ivi compreso il diploma sperimentale a indirizzo psicopedagogico, con valore di abilitazione e diploma sperimentale a indirizzo linguistico, conseguiti presso gli istituti magistrali o
  • analogo titolo conseguito all’estero e riconosciuto in Italia ai sensi della normativa vigente;

Scuola secondaria di primo e secondo grado

  • abilitazione o
  • laurea + 24 CFU in discipline antropo – psico – pedagogiche ed in metodologie e tecnologie didattiche.

In alternativa, solo per la selezione dell’a.a. 2018/19:

laurea + 3 annualità di servizio, nel corso degli otto anni scolastici precedenti,manche non successive, valutabili come tali ai sensi dell’articolo Il, comma 14, della legge 3 maggio 1999, n. 124, su posto comune o di sostegno, presso scuole statali, paritarie, formazione professionale per l’obbligo formativo.

ITP

Gli insegnanti tecnico pratici accedono con il diploma.

Università che organizzano i corsi

Il Ministero pubblicherà un apposito decreto nel quale saranno rese note le Università che organizzeranno i corsi, con il numero di posti disponibile per ciascuna. Si accede tramite selezione.

Al momento è possibile indicare le Università che hanno già comunicato online ai potenziali corsisti la propria adesione:

CALABRIA

Università della Calabria

LAZIO

Università Europea di Roma

Cassino

MOLISE

Università degli Studi del Molise

PUGLIA

Foggia

N.B. Naturalmente saranno molte altre le Università che aderiranno, queste sono quelle che finora hanno pubblicato un avviso pubblico.

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I DSGAff chiedono un concorso riservato

OrizzonteScuola.it - Sab, 16/02/2019 - 17:40

Questo nonostante tutte le lotte, gli incontri con le forze politiche e sindacali. Dopo quasi 20 anni, nei quali nei posti vacanti sono stati utilizzati gli Assistenti Amministrativi con incarico funzioni superiori, si vuole provvedere alla loro liquidazione come stracci vecchi usati e buttati via.

Questo è stato il ringraziamento da parte di un’amministrazione (si amministrazione con la a minuscola, e non solo) che ha violato la legge e che passa sopra di noi, sopra le nostre vite, sopra la nostra dignità come una ruspa a distruggere tutto senza distinzioni. Noi che abbiamo permesso alle scuole di continuare a funzionare coprendo le carenze d’organico e investendo energie e il nostro tempo libero per formarci. Senza più riconoscimento economico, anzi rimettendoci parte del nostro stipendio, i soli a non percepire, tra tutti i comparti del pubblico impiego, un riconoscimento per le funzioni superiori svolte grazie alla norma graziosamente dedicataci nella finanziaria 2013 così da contribuire al risanamento delle casse pubbliche. Tutti quelli che abbiamo incontrato a tutti i livelli, tranne uno il Ministro, ma questo già lo sapevamo, a parole, si sono scandalizzati quando portati a conoscenza della situazione.

Non è possibile, bisogna fare qualcosa, bisogna cercare una soluzione che ponga rimedio a questa vergogna… Invece nulla, a testa bassa verso il diniego del riconoscimento di una professionalità acquisita sul campo, verso la mortificazione di un impegno che ha permesso alle scuole italiane prive di DSGA titolare, sono più di 1700, di continuare ad operare. Ci hanno promesso un percorso dedicato e riservato ma niente di tutto questo. Nel Bando invece hanno aggiunto la beffa, si sono presi pure questa soddisfazione, inserendo una quota di riserva posti impossibile da esercitare dato il diabolico e limitato sistema di calcolo del numero massimo degli ammessi alla graduatoria finale e per la tagliola architettata per la prova preselettiva.

Avevano promesso, entro il 15 gennaio, non si sa di quale anno, un incontro per trattare di mobilità professionale. Ormai il tempo delle chiacchere è di fatto terminato. Noi ci siamo preparati a puntino, oggi è stato depositato al Tar Lazio un bel ricorso collettivo di 521 DSGA FF, finalizzato a far valere i nostri diritti e, di conseguenza, a bloccare il concorso. Abbiamo mezzi, organizzazione, strumenti ed argomenti idonei. Noi non ci arrendiamo e continuiamo a credere di poter avere riconosciuta giustizia, nonostante tutto.

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Trasferimento da serale a diurno stessa scuola: è disponibile cattedra occupata da docente in anno di prova?

OrizzonteScuola.it - Sab, 16/02/2019 - 17:39

Una lettrice ci scrive:

“Sono una docente neoimmessa in ruolo al corso serale di una scuola secondaria di secondo grado. Sto attualmente svolgendo l’anno di prova. Ho intenzione di inoltrare domanda di mobilità per chiedere il trasferimento dal serale al diurno dello stesso istituto. La mia domanda è : il posto al diurno, che è attualmente occupato da un docente anch’esso in anno di prova in corso, è da considerarsi disponibile per le operazioni di mobilità?”

Il movimento dal corso serale al corso diurno dello stesso istituto viene disposto prioritariamente rispetto al movimento tra corso serale e corso diurno di istituti diversi.

Operazione C) della I fase

Il movimento rientra nella I fase della mobilità, che riguarda i trasferimenti nell’ambito del comune di titolarità, ed è l’operazione identificata dalla lettera C):

C) per la sola scuola secondaria di II grado trasferimenti, a domanda, da corso diurno a corso serale nello stesso istituto e viceversa

Movimento disposto solo su cattedra vacante

Il trasferimento in questione può essere disposto soltanto in presenza di una cattedra vacante e disponibile nel corso diurno, quindi una cattedra non occupata da docente titolare nella scuola.

Nel caso indicato dalla nostra lettrice, la cattedra del corso diurno alla quale ambisce non è, però, vacante in quanto occupata da docente in anno di prova.

Tale cattedra potrebbe risultare disponibile soltanto se il docente in anno di prova  risulta in ruolo e parteciperà alla mobilità per il prossimo anno scolastico ottenendo il movimento richiesto

Questo non è valido se il docente non risulta ancora immesso in ruolo, ma si trova al terzo anno FIT in anno di prova, ma in servizio come supplente annuale. La cattedra da lui occupata non risulta disponibile per il trasferimento, in quanto, in base alle disposizioni previste nell’art.6 comma 9 del CCNI sulla mobilità, il docente in terzo anno FIT non potrà partecipare alla mobilità e  acquisirà, per il prossimo anno scolastico 2019/20, in seguito ad esito positivo dell’anno di prova, la titolarità nella scuola di servizio del corrente anno scolastico

Conclusioni

La nostra lettrice, quindi, potrà ottenere il trasferimento dal corso serale al corso diurno della stessa scuola soltanto se si libererà una cattedra per la sua classe di concorso in seguito a pensionamento o movimento in uscita di un docente titolare nel corso diurno della scuola, ma non potrà considerare disponibile la cattedra del docente in anno di prova se si tratta di docente al terzo anno FIT o di docente in ruolo che non parteciperà alla mobilità

Tutto sulla Mobilità 2019

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Sostegno, Anief: continuità si garantisce con assunzione dei supplenti al 30 giugno

OrizzonteScuola.it - Sab, 16/02/2019 - 16:28

Il mondo degli sostegno agli alunni disabili continua ad essere al centro di iniziative poco comprensibili: non bastavano le esclusioni nel decreto Miur n. 92 che negano a tanti candidati la partecipazione ai nuovi corsi per il conseguimento della specializzazione su sostegno e contro le quali l’Anief si sta battendo: per i docenti che fanno didattica speciale, si torna a parlare di “carriere separate”. A riproporre la questione, oggi su Orizzonte Scuola, è il professore Salvatore Nocera, presidente nazionale del Comitato dei Garanti della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap), Responsabile per l’Area Normativo-Giuridica dell’Osservatorio sull’Integrazione Scolastica dell’AIPD (Associazione Italiana Persone Down).

LA PROPOSTA DELLE CARRIERE SEPARATE
“Bisogna augurarsi – dice Nocera – che ben venga l’immissione in ruolo delle migliaia di attuali docenti specializzati precari; ma occorre augurarsi ancor di più che il Governo “del cambiamento” abbia il coraggio di rompere col passato e di varare definitivamente le nuove classi di concorso per il sostegno, con la loro separazione dalle carriere dei docenti curricolari”. L’avvio dei nuovi corsi di sostegno – 40.000 docenti in tre anni – dovrebbe colmare in un triennio il buco di circa un terzo di posti ricoperti da docenti non specializzati. Ma tutto ciò, afferma criticamente Nocera, potrebbe non essere sufficiente a garantire la continuità didattica agli alunni con disabilità e ai loro compagni. Perché dopo 5 anni i docenti di sostegno possono chiedere di trasferirsi su posto comune.

“Dunque – commenta il Prof. Nocera – anche se si coprisse con i nuovi docenti specializzati il 100% delle cattedre, trascorsi 5 anni in teoria moltissimi di loro potranno richiedere (avendone i requisiti) il trasferimento su classe di concorso. Creando così un corto circuito che permane inarrestabile. Per arrestarlo – conclude Nocera – occorre creare quattro nuove classi di concorso per il sostegno, ciascuna per ogni grado di scuola, a partire da quella dell’infanzia”. In questo modo l’insegnante di sostegno rimarrebbe vincolato al proprio ruolo, senza possibilità di utilizzare l’immissione in ruolo su posto di sostegno come transito verso la classe di concorso su posto comune.

LA PROPOSTA DI ROTAZIONE: PROFESSIONE LOGORANTE
Il dibattito è aperto. E dà spazio anche a proposte diverse, praticamente opposte. Solo qualche giorno fa, Elena Donazzan, assessore all’Istruzione del Veneto, aveva invece detto di volere prevedere una maggiore rotazione dei docenti di sostegno agli alunni disabili con l’obiettivo di farli tornare ad insegnare, dopo un periodo congruo, le discipline per cui sono abilitati.

La proposta dell’assessore è scaturita dopo che alcuni anni fa, il Veneto ha “sostenuto uno studio sull’aspetto logorante della professione docente, dal quale sono emersi – ha detto Donazzan – diverse soluzioni al problema. Per esempio: gli insegnanti di sostegno andrebbero fatti ruotare e inseriti dopo un certo periodo di tempo nelle classi comuni”, ha concluso.

LA POSIZIONE DELL’ANIEF
Anief si è espressa da subito con la posizione di Elena Donazzan: l’obbligo di permanenza sul sostegno è infatti motivo di stress che, se protratto sul lungo periodo, può innescare patologie psicologiche o psichiatriche difficili poi da affrontare e superare. Su questo punto, ha piena ragione anche il professor Vittorio Lodolo d’Oria quando dice che la salute degli insegnanti non è un problema solo loro, ma pure di chi li costringe ad operare in condizioni di lavoro disagevoli. E una di queste, protratte per anni, e che alla lunga conducono dritti verso il burnout, da cui derivano patologie quasi sempre psichiatriche, ed infine all’inidoneità all’insegnamento.

Secondo Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, “bisogna ricordarsi che la specializzazione è un valore aggiuntivo all’abilitazione. E che il docente non è un’assistente, né un medico. Inoltre, la continuità didattica si garantisce con l’assunzione dei 50 mila supplenti annuali con contratti al 30 giugno e l’integrazione si raggiunge con l’assegnazione di tutte le ore richieste dalle scuole e indicate nel PEI, il Piano Educativo Individualizzato, non certo col blocco quinquennale irragionevole e discriminatorio”.

“Se proprio vanno cambiate le regole – continua Pacifico – la strada da percorrere non è quella delle carriere separate, ma l’abbattimento dei vincoli per passare da sostegno alla disciplina. Parallelamente, è fondamentale che si riconosca la professione docente tra quelle logoranti con una legge specifica per la categoria, in modo da prevedere il loro pre-pensionamento a partire proprio dai colleghi di sostegno: non si può avere una scuola di docenti avanti negli anni, stressati e stanchi, mentre negli altri Paesi d’Europa si continua ad andare in pensione a 62-63 anni”, conclude il presidente Anief.

CONTINUA L’AZIONE DELL’ANIEF IN TRIBUNALE
Il sindacato ricorda che anche per quest’anno è stata riproposta l’iniziativa gratuita “Sostegno, non un’ora di meno!” che solo lo scorso anno ha prodotto centinaia di vittorie in tribunale a tutela dei diritti degli alunni disabili ottenendo l’aumento, spesso il raddoppio, delle ore di sostegno riconosciute. Famiglie, docenti e dirigenti scolastici possono segnalare – senza affrontare spese – ogni mancata tutela dei diritti degli alunni sul numero di ore di sostegno attribuite scrivendo all’indirizzo sostegno@anief.net.

Anief, infine, rammenta che con il Decreto n. 92/2019 il Miur ha fissato le norme per partecipare al corso di specializzazione (ex Tfa) per il sostegno agli alunni disabili: viene confermata l’esclusione degli insegnanti Afam, i dottori di ricerca e gli educatori. Il sindacato contesta anche la soglia di sbarramento nel test pre-selettivo utile all’accesso alle prove scritte. Per ulteriori informazioni e aderire ai ricorsi Anief per il TFA Sostegno, clicca qui.

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Frate (M5S): stabilizzare i precari. Siamo stati votati per il cambiamento

OrizzonteScuola.it - Sab, 16/02/2019 - 16:22

In questi mesi il Governo ha dovuto fare scelte importanti, molte delle quali con l’urgenza di alcune scadenze. Adesso, però, occorre riflettere sull’intero sistema scolastico. Partendo dal problema più rilevante, quello della stabilizzazione dei precari storici. Come possiamo immaginare una scuola di qualità se i nostri docenti vivono perennemente l’incertezza del loro futuro lavorativo?

Penso agli insegnati di religione, esclusi da ogni piano di stabilizzazione, che da anni attendono l’immissione in ruolo. È notizia di queste ore che il Tribunale di Napoli, a seguito di ricorso presentato dalle organizzazione sindacali, ha rimesso la questione alla competenza della Corte di Giustizia europea. Vedremo cosa accadrà. Personalmente ritengo che sia compito della politica intervenire per sanare le ingiustizie. Nelle prossime ore renderò noto il contenuto della mia Proposta di legge.

Altra questione di estrema rilevanza è quella dei docenti terza fascia. Dobbiamo dare un senso al servizio prestato senza abilitazione: parliamo di lavoratori che hanno portato avanti il sistema scolastico, formando i nostri giovani, e a cui non viene riconosciuto alcunché. Ma davvero possiamo accettare il silenzio della politica, commissariata dai continui ricorsi? Occorre un intervento politico del MIUR, quanto prima.

Dobbiamo avere il coraggio di proporre una riforma vera della scuola, è questo che ci hanno chiesto gli insegnanti e non possiamo tradire l’enorme fiducia che hanno riposto in noi. Siamo stati votati per il cambiamento, per una visione alternativa. Indire concorsi ordinari è sicuramente importante, un impegno significativo, ma forse non basta. Penso ai cosiddetti ‘ingabbiati’ che desiderano cambiare classe di concorso; oppure alla classe A-65 che va rivista; altre ancora che sono sature per carenza di cattedre.

Insomma, occorre una visione politica coraggiosa e radicale.

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Anief: 400 nuovi posti per strumento musicale, Miur dovrà attivare seconda ora già quest’anno

OrizzonteScuola.it - Sab, 16/02/2019 - 16:22

Questo quanto si legge a chiare lettere nella sentenza del TAR Lazio emanata lo scorso 13 febbraio e ottenuta dai legali Anief Walter Miceli e Denis Rosa.

Il TAR del Lazio, infatti, decidendo sul ricorso Anief proposto per ottenere chiarimenti in ordine alle modalità di ottemperanza della precedente sentenza dello stesso Tribunale Amministrativo che aveva ordinato al MIUR di ripristinare la seconda ora di primo strumento nei Licei Musicali, ritiene irricevibili le motivazioni addotte dal MIUR per non eseguire la sentenza direttamente nel corso del corrente anno scolastico e, soprattutto, considera persistente l’inadempimento dell’amministrazione, “non potendosi considerare esecutivo della pronuncia il decreto che limiti ai soli ricorrenti l’effetto derivante dalla sentenza di accoglimento, inerendo al complessivo sistema di insegnamento l’orario di strumento richiesto”.

Nessun dubbio, dunque, per il Tribunale Amministrativo per il Lazio che, dando piena ragione ai nostri legali mossi a tutela del diritto all’istruzione di centinaia di alunni iscritti al biennio dei licei musicali, bacchetta il Ministero dell’Istruzione ritenendo assolutamente irricevibili le sue motivazioni riguardo la mancata esecuzione della sentenza soprattutto in considerazione del fatto che “l’Amministrazione ammette pacificamente di non esser nelle condizioni (rectius di non voler) ottemperare in quanto, a suo dire, si chiederebbe non solo di intervenire ad anno scolastico già iniziato ma altresì si chiederebbe …l’istituzione di circa 400 posti in più a livello nazionale, rispetto alla dotazione organica già distribuita, posti che ad oggi non hanno alcuna copertura finanziaria” (sic…) da qualificarsi come dotazione organica aggiuntiva; e proprio in virtù di ciò l’amministrazione ammette di poter provvedere solo a partire dal prossimo anno scolastico!”.

Il comportamento dell’Amministrazione risulta, per i Giudici del TAR Lazio “facilmente smentibile ove si consideri che: a) I posti in parola (circa 400) non sono qualificabili come dotazione organica aggiuntiva, categoria peraltro abrogata dalle recenti riforme; b) Diversamente da quanto sostenuto nella nota del MIUR l’USR Lombardia ha provveduto a ripristinare le ore aggiuntive in totale autonomia e solo nei confronti dei ricorrenti; altri Uffici periferici stanno valutando in queste ore il ripristino; è quindi evidente che l’assunto dell’Amministrazione che riterrebbe sussistente un divieto di modifica degli orari in corso d’anno è assolutamente priva di fondamento perché smentito dal comportamento degli Uffici periferici”.

“Il Ministero dell’Istruzione non ha più scuse – commenta Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – ci aspettiamo che esegua la sentenza e rispetti il pieno diritto all’istruzione di migliaia di alunni così come imposto dal giudicato ottenuto dai nostri legali. Quei 400 posti dovranno essere immediatamente ripristinati e attribuiti effettuando eventualmente nuove convocazioni anche a beneficio dei tanti docenti precari che in questo momento non stanno lavorando a causa dei tagli illegittimi posti in essere dalla stessa Amministrazione. Gli stessi posti dovranno, anche, essere messi a disposizione per le prossime operazioni di mobilità perché dovevano esistere nell’organico dei Licei Musicali sin dall’inizio dell’anno scolastico e risultano, palesemente, posti vacanti e disponibili che devono essere utili per i trasferimenti e i passaggi di ruolo o di cattedra di tutti gli interessati”.

Riguardo le operazioni effettuate dall’Ufficio Scolastico Regionale per la Lombardia, inoltre, la sentenza ottenuta dall’Anief tiene a evidenziare come l’aver provveduto al ripristino delle ore nei confronti dei soli ricorrenti e non anche dell’intera classe abbia creato “un’evidente disparità di trattamento tra i componenti della classe (alcuni avvantaggiati nell’esecuzione dello strumento, altri invece penalizzati) e finanche una difficoltà del docente nel valutare gli alunni, tutto ciò in palese spregio dei più elementari principi (anche costituzionali) in materia di diritto allo studio, di buona amministrazione e finanche della portata erga omnes del giudicato amministrativo”. In applicazione dell’art. 114, comma 7, dunque il Collegio “ritiene di fornire i chiarimenti richiesti nel senso di considerare persistente l’inadempimento dell’amministrazione, non potendosi considerare esecutivo della pronuncia il decreto che limiti ai soli ricorrenti l’effetto derivante dalla sentenza di accoglimento, inerendo al complessivo sistema di insegnamento l’orario di strumento richiesto, con ogni conseguente attività da parte del Commissario ad acta”.

“A maggio – conclude il presidente Pacifico – saranno discussi presso il TAR del Lazio, ulteriori motivi aggiunti proposti dai nostri legali a tutela di tutti gli alunni iscritti nel primo biennio dei licei musicali e per ottenere, in favore dei ricorrenti, anche il risarcimento del danno causato dalla mancata erogazione della seconda ora di strumento sin dal corrente anno scolastico”. L’Anief, ora, per il tramite dei propri legali, provvederà a notificare immediatamente la nuova sentenza rivendicando l’immediata attivazione dei 400 posti che il Ministero dell’Istruzione, illegittimamente, si era arrogato il diritto di non attivare in aperta violazione della nostra Carta Costituzionale e dei diritti degli alunni iscritti nei Licei Musicali.

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Perché simulare l’esame di maturità? Lettera

OrizzonteScuola.it - Sab, 16/02/2019 - 16:18

L’iniziativa è tesa a sedare l’ansia da prestazione degli studenti.

Se il ministero avesse voluto incidere sull’efficacia dell’accertamento:

1)   Avrebbe sviluppato gli intendimenti annunciati: “La valutazione è coerente con l’offerta formativa delle istituzioni scolastiche e ha come oggetto i risultati dell’apprendimento”;

2)   Avrebbe fatto fronte ai vincoli posti dal decreto 62/17, fondamento della nuova maturità, titolato “Valutazione e certificazione delle competenze”, vincoli derivanti da un’ammissione de “I Professori che ammettono: siamo impreparati a certificare le competenze”;

3)   Non avrebbe banalizzato l’accertamento delle competenze, MIX di conoscenze e capacità/abilità, il cui rapporto con le prove d’esame simulate è simile a quello che intercorre tra l’acqua contenuta in una vasca da bagno e quella di un cucchiaino.

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Versificando sulla regionalizzazione….Lettera

OrizzonteScuola.it - Sab, 16/02/2019 - 16:17

E mentre Veneto, Lombardia e Emilia
fan il patto d’acciaio
e allearsi contro il resto d’Italia,
a farne le spese è proprio la scuola
che sarà ancor più rivoluzionata
da capo a fondo.
E i docenti dell’italico Regno del Nord
avran duecento euro in più,
quelli del Sud piangeranno
miseria per vedersi sottratti
altri soldi.
Ma quelli del Nord devon sapere
che l’Italia unita l’han fatta
quelli del Sud
e che le menti migliori
si trovan proprio qui
nella terra del Meridione.

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Petizione contro la regionalizzazione

OrizzonteScuola.it - Sab, 16/02/2019 - 16:14

Il  gruppo facebook  Professione Insegnante il più  importante d’Italia con i suoi oltre 100.000 iscritti  nei giorni scorsi ha lanciato una petizione rivolta al premier Conte  contro la regionalizzazione della scuola pubblica.La petizione sta riscontrando un grande successo tra i docenti, siamo a 5000 firme ma dalla diffusione sul web si conta che nel fine settimana si arriverà a 10.000 firme e poi si andrà  oltre.

La scuola é  un’istituzione, un bene pubblico nazionale ed unitario e non si possono avere le scuole delle regioni bensì una scuola dello Stato, un sistema nazionale di istruzione che garantisca un’offerta formativa nazionale  di qualità su tutto il territorio.

Ricordiamo come la scuola sia servita all’unificazione linguistica e culturale del nostro  Paese diviso fino alla metà  dell’Ottocento ancora  in tanti  Stati.
La scuola deve rimanere unica in un paese in cui per colpe storiche e politiche delle classi dirigenti settentrionali e meridionali  troppe sono state  le differenze tra le aree geoeconomiche  del paese, tra Nord e Sud.
Inutile acuire le differenze tra una scuola dei ricchi o arricchita   al Nord e una dei poveri  o impoverita al Sud e irretire gli insegnanti con la proposta di gabbie salariali e contratti diversificati per regioni.

Professione Insegnanti chiede a docenti e ai  cittadini tutti , politici, intellettuali, sindacalisti  non solo l’impegno di firmare, ma di far firmare la nostra petizione, l’unica che nasce dalla base di  un gruppo di insegnanti che credono nella scuola  statale unitaria.

Ai sindacati tutti  i docenti chiedono inoltre al più  presto una strategia comune,  passando dai documenti all’azione e cioè

UNO SCIOPERO UNITARIO CONTRO LA REGIONALIZZAZONE  DELLA SCUOLA.

UNA MANIFESTAZIONE  ALTRETTANTO UNITARIA NAZIONALE.

Professione Insegnante.

Link alla petizione

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Precari terza fascia: ci rivolgeremo a Salvini per risolvere situazione

OrizzonteScuola.it - Sab, 16/02/2019 - 16:07

“il punto 22 del contratto di governo Lega-5stelle rischia di non essere mantenuto. In Parlamento non c’è comunione di intenti tra gli esponenti della Lega e quelli del Movimento 5 stelle a tal proposito. Quando si parla di PAS, fase transitoria, corso/concorso per i docenti di terza fascia con servizio c’è sempre qualcuno che fa ostruzionismo bloccando eventuali emendamenti o atti parlamentari. A questo punto l’unico che può veramente risolvere la questione è il Ministro Salvini” dice il Prof. Finocchiaro all’Assessore Cantarella durante l’incontro.

“Le decine di migliaia di docenti che rappresentiamo hanno paura di perdere il proprio lavoro a causa del concorso docenti di prossima uscita. Siamo pronti ad incontrare i vertici del Governo.” comunica il Prof. Sigona.

L’ Assessore Cantarella ha rassicurato i due delegati promettendo che si farà carico personalmente della questione cercando di risolverla: “salirò tra pochi giorni a Roma e porterò personalmente sul tavolo del mio amico Ministro Salvini la questione da voi raccontata per cercare di risolverla. Successivamente, in base all’evoluzione della situazione, andremo insieme da Salvini per trovare la soluzione definitiva”.

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Diplomati magistrale, servizio nella paritaria non è valido per il concorso straordinario. Tar dice no a ricorrenti

OrizzonteScuola.it - Sab, 16/02/2019 - 16:00
Cosa chiedevano i ricorrenti

I ricorrenti chiedevano di annullare il bando DDG n. 1456 del 7 novembre 2018 (cosiddetto concorso straordinario per infanzia e primaria) nella parte in cui preclude la partecipazione al concorso ai docenti che abbiano svolto i due anni di servizio richiesti presso le istituzioni scolastiche paritarie, o anche solo di integrare la parte di servizio svolta presso le istituzioni scolastiche statali con il servizio svolto presso la scuola paritaria.

Leggiamo nel ricorso “Parte ricorrente contesta il bando impugnato nella parte in cui prevede, come requisito di ammissione al concorso, lo svolgimento, nel corso degli ultimi otto anni scolastici (2010/2018) di almeno due annualità di servizio specifico, rispettivamente sulla scuola dell’infanzia e primaria, presso le istituzioni scolastiche statali. In particolare, viene contestata la mancata equiparazione a tale requisito dello svolgimento di due annualità (o di parte di queste) presso istituzioni scolastiche paritarie.”

Cosa ha deciso il TAR

Il bando in questione è stato emanato in attuazione dell’art. 4, comma 1 quinquies del d.l. n. 87 del 12 luglio 2018, convertito in legge n. 96 del 9 agosto 2018.

Pertanto, il requisito di ammissione è previsto dalla legge. Ne discende che l’amministrazione non ha alcun potere discrezionale sulla scelta delle categorie ammesse al concorso straordinario in oggetto essendo la scelta già stata compiuta a monte da parte del legislatore.

Ricorrenti potranno partecipare al concorso ordinario

Il collegio giudicante, tra l’altro, ritiene non sussistenti i presupposti per sollevare questione di legittimità costituzionale della previsione di legge.

Il concorso in questione infatti ha carattere straordinario. Ne discende che la previsione limitativa non lede il diritto costituzionalmente garantito dei ricorrenti di accedere ai posti di pubblico impiego mediante concorso pubblico, posto che gli stessi potranno partecipare ai concorsi ordinari che verranno banditi sulla base della lettera c), dell’art. 4, comma 1 quater, del d.l. n. 87 del 2018.

Concorso straordinario non è sanatoria per tutti i diplomati magistrale e laureati in SFP

La procedura straordinaria – afferma il TAR – non nasce quale “sanatoria” per tutti i possessori del diploma magistrale ante 2001/02 e della laurea in scienze della formazione primaria, bensì quale strumento di riassorbimento graduale di personale qualificato (per il titolo e per gli anni di servizio dedotti), onde non favorire il risorgere stesso di altro precariato.

Intenzione del legislatore è quello di incidere sul sistema dei docenti che lavorano presso il sistema delle istituzioni scolastiche statali, al fine di garantirne il riassorbimento. La distinzione con gli istituti scolastici paritari o comunali non appare irragionevole anche se si considera il diverso meccanismo di selezione che interessa le scuole paritarie rispetto a quelle statali.

La sentenza

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In una scuola di Palermo il 52% degli iscritti è di origine straniera

OrizzonteScuola.it - Sab, 16/02/2019 - 12:51

Le nazionalità sono varie: bengalesi (i più numerosi), tunisini, marocchini, nigeriani, ghanesi e cinesi. oltre alle lezioni mattutine, gli alunni tornano il pomeriggio a scuola per studiare le tradizioni della propria cultura.

“Qui non esistono le paure che si respirano fuori, siamo una grande famiglia – spiega il dirigente scolastico a Repubblica – a scuola si impara a stare tutti insieme. In questo senso i bambini hanno tanto da insegnare agli adulti”

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Calo iscrizioni in Veneto: crollo nascite e rimpatrio immigrati le cause

OrizzonteScuola.it - Sab, 16/02/2019 - 12:40

Le cause sono il crollo delle nascite e il ritorno in patria di molte famiglie di immigrati.

La Tribuna di Treviso disegna la situazione generale in Veneto: fino all’anno scolastico 2014-15 in Veneto si registrava un costante aumento delle iscrizioni scolastiche. Ma dall’anno 2015-16 in poi si è registrato un progressivo calo demografico.

Negli ultimi 4 anni scolastici, in Veneto, il calo regionale è stato il seguente: 14.230 iscritti in meno, dalle scuole dell’infanzia per arrivare fino alle superiori. Focalizzando l’emergenza sulla Marca trevigiana, basti dire che il prossimo mese di settembre nelle scuole primarie della Marca trevigiana ci saranno, nelle prime classi, complessivamente 480 alunni in meno rispetto all’anno scolastico in corso, dato del 31 gennaio scorso.

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Pensioni quota 100, insegnanti decisi a lasciare

OrizzonteScuola.it - Sab, 16/02/2019 - 12:28

A livello nazionale i 24 mila docenti che hanno lasciato la scuola l’anno scorso diventeranno 50 mila il prossimo.

I motivi della fuga sono stati esaminati dai sindacati: si possono riassumere con la stanchezza per un lavoro sempre più pesante per l’utenza degli alunni, per la burocrazia e per gli scarsi stipendi. C’è chi ha anche problemi familiari da gestire, come genitori anziani, e c’è anche chi ha problemi di salute personali.

I sindacati sono preoccupati per la mancanza di una strategia per colmare il turn-over.

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Autonomia Veneto e Lombardia, ecco come si taglieranno risorse a Sud e aumenteranno quelle del Nord

OrizzonteScuola.it - Sab, 16/02/2019 - 12:27
Veneto e Lombardia chiedono il 15% in più per la scuola

Un miliardo a testa, è questo quanto Veneto e Lombardia chiederanno in più allo Stato italiano per la gestione autonoma delle scuole. Perché questa cifra? Lo ha anticipato ieri l’assessore all’istruzione della regione veneta, la Donazzan, che ha parlato di differenza nelle spese ad alunno tra regioni del Nord e regioni del Sud e di come il Veneto debba intervenire coprire alcune spese che spetterebbero allo Stato.

Da dove deriva questa differenza di spesa? Il Sole 24 Ore ha dato i numeri, divulgando le spese per alunno di ogni regione. Lo Stato spende mediamente 537 euro a studente, ma gli studenti lombardi e veneti costano molto meno di quelli del Sud e delle Isole (463 euro e 483 euro contro la Sardegna (788 euro), Calabria (710 euro), Basilicata (702 euro) e Campania (671 euro).)

La differenza sta nel fatto che a Sud gli alunni sono meno, mentre ci sono più docenti rispetto a Nord. Il giornale non da indicazioni sulle motivazioni di questi squilibrio, non si tratta di un’analisi approfondita.

Il nudo dato, però, dice che in base all’autonomia la Lombardia avrebbe diritto a 74 euro in più a studente e il Veneto a 54 euro, perché le risorse trasferite, si legge nelle bozze delle intese, dovrà essere pari al “valore medio nazionale pro capite” della spesa per studente

Da dove saranno presi questi soldi?

Una cosa è certa, la spesa per la scuola non sarà aumentata per far fronte alla richiesta da parte di queste regioni. Insomma, non peserà sulle casse dello Stato, i soldi trasferiti dall’amministrazione centrale alle regioni sarà esattamente uguale a prima. La somma, semplicemente, dovrà essere diversamente distribuita tra le regioni.

Autonomia, 1 miliardo in più in Veneto e Lombardia. Ecco perché

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